Class action
contro le inadempienze della pubblica amministrazione

 

 

Con la legge n° 15/2009 approvata dal Parlamento lo scorso marzo 2009, denominata “anti fannulloni” cambia il modus operandi della pubblica amministrazione nei confronti del cittadino utente.
Questa legge introduce la possibilità di agire in giudizio nei confronti della Pubblica Amministrazione (comune, provincia, regione, consorzi, asl, ministeri, ecc.)  e dei concessionari di servizi pubblici (nel campo delle trasporto locale o nazionali, raccolta rifiuti, ecc.). Potranno farvi ricorso singoli cittadini, comitati o associazioni a tutela degli interessi dei propri associati che ritengono di aver subito lesione diretta in seguito alla violazione degli standard qualitativi del servizio e dalla mancata trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione e dei concessionari dei servizi pubblici.
Attualmente si stanno predisponendo i decreti attuativi.

L'operazione trasparenza obbligatoria per la pubblica amministrazione va avanti, infatti con la circolare numero 1/2010 del ministro Brunetta, oltre che i curriculum vitae e gli stipendi percepiti dei dirigenti, dei segretari comunali e provinciali, dovranno inserire nel web anche le buste paga e i curricculum vitae di coloro che rivestono incarichi di indirizzo politico amministrativo, e cioè quelli del presidente provincia, sindaco e degli assessori.
In caso di inadempienza ai responsabili degli uffici è previsto l'azzeramento dei premi in busta.
Tutte queste informazioni si devono trovare in tutti i siti web istituzionali nella voce OPERAZIONE TRASPARENZA.

Con l’approvazione della legge n° 69/2009 è stato fatto un’ulteriore passo avanti nel rispetto dei diritti dei cittadini. Essa prevede l’obbligatorietà e la certezza della conclusione del procedimento di fronte ad una istanza con tempo massimo di trenta giorni e, nei casi previsti dal regolamento interno dove esiste, di novanta giorni.
In caso di mancato rispetto dei termini, le pubbliche amministrazioni ed i soggetti privati preposti all’esercizio sono tenuti al risarcimento del danno procurato al cittadino, cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento (art. 2 bis legge 241/90). Non solo, il rispetto dei termini  rappresenta un elemento di valutazione dei dirigenti ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato ed in caso di condanna dell’amministrazione, essa ha l’obbligo di intraprendere provvedimenti disciplinari e di richiedere i danni erariali procurati al responsabile del servizio inadempiente, oltre che incorre nell’articolo 328 del codice penale (omissioni di atti d’ufficio). 

Chiunque si trovi nelle situazione di una presunta violazione dei diritti di cui sopra può segnalare il caso al Servizio Legale di ViviCaselle, il quale consiglierà quale atteggiamento tenere. Potrà inoltre essere richiesto anche un intervento diretto, previo delega del cittadino contribuente. E’ sufficiente scaricare e compilare in ogni sua parte l’apposito modulo e poi inviarcelo al seguente indirizzo di posta elettronica: classaction@vivicaselle.it.

 

 

 



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