La fine di un albero e di una illusione

 

Tempo fa abbiamo ricevuto questa lettera di un cittadino casellese. Vale la pena leggerla e riflettere un attimo.

 

"E adesso l’albero non c’è più. Sono tornato a casa e l’albero non c’è più. Al suo posto un mucchio di segatura ed un ceppo. Quest’albero ha una storia, ve la voglio raccontare.
Era un Olmo, aveva 30 anni, era bello, perfettamente in salute ed aveva una colpa.
Era nato spontaneo, da un seme portato dal vento. Sua madre lo aveva generato per reazione ad una malattia gravissima, la grafiosi, un fungo che piano piano ti strozza, bloccandoti i vasi all’interno ed impedendoti di nutrire le foglie. La natura le aveva dato al forza di reagire, facendo di tutto per assicurare la continuità della specie, regalandole una stagione ricchissima di fiori e di semi. Semi alati, che il vento aveva portato dappertutto in Caselle. Ma il dappertutto in Caselle era cemento ed asfalto e così era nato solo lui; al margine di un marciapiedi scassato, al confine con la recinzione dell’ASL e di una strada. Era nato ed era vissuto 30 anni, nella indifferenza di tanti e con il rispetto di pochi. Di pochi che apprezzavano la sua forza che racchiude la voglia della natura di riconquistare il verde e di ricacciare il nero dell’asfalto. Sui suoi rami stavano centinaia di storni che come dice il poeta “vagano come esuli pensieri”.  Faceva ombra, riduceva il caldo d’estate e mitigava le piogge d’autunno,  ricostruiva l’ossigeno che le auto bruciano, mangiava i gas di scarico dei TIR  puzzolenti, quelli che lasciano la nuvola quando passano. Aveva una colpa: i rami,  e per questo è stato condannato a morte. La condanna, caso non unico ai nostri tempi, l’hanno decretata i  veri colpevoli. Dava fastidio ai camion! A quei camion che ci avvelenano tutti i giorni  e sotto i quali spesso moriamo. Ma che cosa ha l’Amministrazione di Caselle contro gli alberi? Che cosa ha contro i prati? Che cosa hanno fatto di tanto grave per volerli perseguire con tanta sordità, dovunque e comunque? 
Non bastava condannarlo ad una pena lieve, a ringraziamento e a riconoscimento della sua gioia di vivere e di utilità per tutti ? Non bastava dare una spuntatina ai rami?
Sempre di più mi accorgo che stiamo sbagliando, confondendo i buoni con i cattivi. C’è qualcun altro che se ne sta accorgendo oltre a me? 
P.S.  L’albero, per quei pochi che se ne sono accorti, era in Strada Aeroporto, una strada che brilla per traffico, insicurezza, mancanza di alberi, di siepi, di mitigazioni per i pedoni, eccesso di velocità e di rumore ed in cui si permettono di costruire grandi parcheggi senza un albero, in modo da non avere poi il fastidio ed il costo di abbatterli."

Con rispetto
Dario Grua

 

 

 

Commenta l'articolo